Mattia Lego ha svolto il Servizio civile circa sei anni fa. Oggi ricopre il ruolo di assessore in un Comune della Bergamasca, e lavora in Associazione Mosaico, come formatore e responsabile degli incontri nelle scuole. L’esperienza maturata in prima persona durante questi anni, e la conoscenza del Servizio civile gli permette di cogliere timori, aspettative, dubbi e potenzialità di chi sta svolgendo questo percorso. E ci racconta il valore di questa esperienza per i giovani e le giovani. Noi intanto ti ricordiamo che puoi candidarti al bando di Servizio civile sino alle 14 di mercoledì 8 aprile, clicca qui per conoscere tutti i progetti attivi con Associazione Mosaico in Lombardia: scegli quello più adatto a te e candidati subito!
Perché un ragazzo o una ragazza dovrebbe scegliere di fare il Servizio civile e non, ad esempio, un lavoretto che permette comunque di portare a casa dei soldi?
Ritengo che il Servizio civile, a differenza di altre esperienze ‘orizzontali’, che non consentono una crescita, permette di operare in realtà complesse che sarebbero altrimenti precluse per ben 12 mesi. Penso ai progetti che si svolgono negli uffici pubblici, ma anche nelle associazioni, le fondazioni. E poi, con il Servizio civile, i giovani si sentono tutelati e agevolati: hanno un contratto sottoscritto direttamente con lo Stato, l’orario è flessibile, possono godere di permessi, dei giorni di malattia, hanno un compenso fisso, e questo periodo può essere valorizzato come tirocinio, oltre a permettere di usufruire della riserva del 15% nei concorsi pubblici.
Tu stesso hai svolto Servizio civile, c’è qualcosa che hai apprezzato in modo particolare?
Diversi aspetti, ma se devo dirne uno è stato l’affiancamento continuo, mi sono sentito estremamente tutelato durante tutto il percorso, e cerco di far passare l’importanza di questo fatto durante gli incontri di formazione che gestisco.
Quindi, l’aver svolto a tua volta Servizio civile ha un peso di rilievo anche nel tuo attuale rapporto con i ragazzi e le ragazze che lo stanno svolgendo ora?
Esatto, in primis perché riesco a capire quali problematiche si possano trovare ad affrontare, i dubbi che hanno o le loro aspettative, perché sono gli stessi che ho vissuto io. E poi mi dedico molto a spiegare la normativa riguardante il servizio, perché ritengo sia necessario che conoscano i loro diritti durante questo anno di impegno.
Credi che l’operatore volontario o l’operatrice volontaria debba avere precise caratteristiche?
Ritengo sia importante che abbiano apertura mentale, disponibilità ed empatia, così da potersi inserire al meglio nella struttura dove andranno a operare. Quando si ha questa apertura si possono cogliere anche opportunità di crescita maggiori, perché fa sì che gli stessi professionisti che operano nell’ente ospitante e che seguono i ragazzi e le ragazze nel loro percorso propongano loro nuove mansioni, sempre ovviamente nell’ambito del progetto. Questo permette di poter vedere più attività che si svolgono nell’ente, e imparare nuove cose.
C’è un episodio che ti ha colpito in modo particolare durante questi anni?
Ricordo un giovane, era tra quelli della mia ‘classe’ di formazione, all’inizio del suo percorso di Servizio civile. A un certo punto si è aperto, ammettendo di non sentirsi valorizzato nel posto in cui si trovava e non credeva di riuscire a portare a termine l’anno di servizio. Ho parlato con il suo tutor, che è il professionista in forze a Mosaico che segue ‘esternamente’ all’ente i ragazzi e le ragazze, e l’ente ospitante: il giovane è stato spostato in un altro ufficio, dove ha potuto proseguire il suo percorso sempre nel rispetto di quanto previsto nel progetto, e la sua esperienza si è trasformata in modo positivo. Questo dimostra che, se è vero che possono esserci difficoltà di vario tipo, l’importante è sempre impegnarsi per poter trovare una soluzione.