BERGAMO NEWS/ Servizio civile, a Bergamo 345 posizioni e due novità: tutor e competenze certificate

di Lorenzo Catania

Bergamo. Tra i suoi obiettivi c’è anche quello di avvicinare i giovani al mondo del lavoro e di favorirne l’occupazione. E con le novità del 2022 è lecito pensare che i risultati saranno ancora migliori che in passato.

Si è chiusa a fine maggio la fase di presentazione dei programmi di Servizio Civile Universale, l’esperienza riservata ai ragazzi tra i 18 e i 28 anni che vogliono mettersi alla prova lavorando in enti locali – sia pubblici che privati – con un anno di servizio retribuito.

Sono 721 in tutta Italia i programmi sviluppati per quest’anno, per una richiesta di oltre 80 mila volontari. Di questi sono 10 i programmi sviluppati da Mosaico, l’associazione di riferimento per il Servizio civile nel nord Italia e anche a Bergamo. Proprio a Bergamo (provincia compresa) saranno attivi 3 programmi, suddivisi in 35 progetti, che coinvolgeranno 345 ragazzi da qui al maggio del prossimo anno (230 quelli invece già partiti questo maggio).

Due in particolare i programmi innovativi, cosiddetti “sperimentali”: quelli del Servizio civile digitale e ambientale. Ma la novità più importante è un’altra, come spiega il presidente Claudio Di Blasi: “L’elaborazione dei programmi è complessa ma ogni anno proviamo a dare dei valori aggiunti. Il più grande quest’anno è il tutoraggio per i ragazzi che faranno l’esperienza, perché ci saranno dei tutor che li aiuteranno a valorizzare le competenze acquisite durante il percorso di servizio, anche nei confronti delle aziende. E queste competenze poi verranno anche certificate”.

Il meccanismo di certificazione accerterà finalmente il bagaglio professionale dei ragazzi, e sarà gestito da un apposito ente regionale aiutando quindi i giovani a costruire un curriculum sempre più specializzato e competitivo. Un obiettivo, quello della certificazione delle competenze, richiesto dall’Unione Europea: “La certificazione delle competenze ci è stata chiesta dall’Europa, anche perché nel prossimo triennio il 50% dei fondi che avremo a disposizione verranno dal Pnrr e quindi da fondi europei. L’Ue ci dà finanziamenti per migliorare l’occupabilità dei ragazzi ma in cambio ci chiede di far vedere che hanno in mano qualcosa che nel concreto li aiuti a trovare un lavoro. E così abbiamo individuato questo qualcosa nella certificazione delle competenze”.

Ma come avviene nello specifico questo accertamento? “La misurazione che noi facciamo viene trasmessa al Centro per l’impiego che consultandola propone alle aziende il curriculum più appropriato in base alle caratteristiche di cui sono alla ricerca”.

Le abilità dei ragazzi che verranno misurate non saranno però soltanto quelle tecniche, cosiddette formali, ma anche quelle informali, ovvero le abilità relazionali o soft skills.
Inserire il meccanismo di certificazione all’interno del Servizio Civile in realtà non è stato semplice. “È stato un bagno di sangue – spiega Di Blasi -. Quando questo argomento è stato portato all’ordine del giorno nella Consulta nazionale del Servizio civile, a favore del meccanismo di certificazione ci siamo espressi soltanto noi, Anci Lombardia e Confcooperative.

Tutti gli altri enti del Terzo settore come Caritas, Arci, Anpas e l’Unione nazionale delle Pro Loco hanno dato parere contrario”. Sono tante le ragioni, ma per il presidente ce n’è anche una ‘oggettiva’: “Noi siamo un ente regionale e la formazione, secondo la Costituzione, è delegata alle regioni. Il problema è che ci sono regioni che per la certificazione delle competenze sono molto indietro e hanno un sistema di formazione molto debole”.

Il Servizio civile può contare su ingenti fondi del Pnrr (650 milioni in tre anni), ma in cambio i programmi devono dimostrare di rispettarne le missioni. Proprio per rispondere alle missioni 1 (Digitalizzazione) e 2 (Transizione ecologica) sono stati studiati il programma di Scu digitale e quello ambientale.

Per quanto riguarda il primo, al quale è stato dedicato un finanziamento ad hoc di 60 milioni in tre anni, i ragazzi opereranno come facilitatori digitali in sportelli appositi negli enti locali dove accompagneranno i cittadini ad approcciarsi alla tecnologia, ad esempio insegnando a creare lo Spid o facendo una vera e propria formazione digitale. Ma l’ambizione, per Di Blasi, è più grande: “Il nostro sogno sarebbe far diventare questo programma sperimentale una start up che fornisca servizi in maniera regolare agli enti. Ma dobbiamo sentire cosa ne pensano i ragazzi. Noi gli diamo l’appoggio, ma la start up non la facciamo noi”.

Sono una ventina le posizioni di Scu digitale sbloccate in Lombardia e altre 15 partiranno a luglio, di cui la metà a Bergamo.

Molto particolare è anche il secondo bando sperimentale, quello del Scu ambientale. Su questo programma il presidente di Mosaico precisa: “Non bisogna intenderlo come la pulizia dei sentieri o dei parchi ma è legato al concetto di riconversione ecologica, all’abbassamento dei consumi energetici e alle fonti rinnovabili. Anche qui abbiamo presentato progetti per un totale di 15 posti di cui 7 a Bergamo”.

La partecipazione al programma ambientale è stata però sotto le attese. “C’erano fondi per 1300 posizioni ma sono stati presentati in totale progetti per 500 posti. Qui misuriamo la discrasia tra quello che ci chiede l’Europa e quello che effettivamente riusciamo a mettere in campo”.

Mosaico continua a lavorare per il futuro. Il prossimo step è un altro programma sperimentale: “Ci hanno preannunciato un parere favorevole sul Servizio civile sportivo ma stiamo aspettando indicazioni sul bando. Si tratterà anche qui di 20-30 posizioni al massimo”.

Lo scopo è quello di favorire tra le nuove generazioni un approccio allo sport basato sui valori olimpici. Sui tempi Di Blasi è fiducioso: “Partiremo sicuramente nel 2023”.

 

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