“La Leva civica è stata un viaggio di crescita personale più che un semplice ‘servizio’”

Niccolò è stato impegnato per sei mesi presso la Fondazione Borletti di Arosio, grazie a un progetto di Leva civica. Un percorso che “mi ha permetto di conoscere da vicino la realtà del lavoro sociale e dell’assistenza alle persone”. All’inizio, ricorda, “ero curioso, ma anche un po’ intimorito: non sapevo bene cosa aspettarmi, né se sarei stato all’altezza delle responsabilità che questo ruolo comportava”. Con il tempo “però, ho imparato molto non solo sul piano pratico, ma anche su quello umano. Ho scoperto quanto sia importante l’ascolto e la collaborazione con i colleghi”. Questa esperienza, rileva, “mi ha aiutato a crescere, a superare alcune mie insicurezze e a sviluppare nuove competenze, soprattutto nel relazionarmi con le persone in modo empatico e professionale”.

“Uno dei momenti più belli – aggiunge – è stato quando ho visto che il mio compito, anche se piccolo, riusciva a fare la differenza nella giornata di qualcuno. Ringrazio Associazione Mosaico e la Fondazione Borletti, per avermi dato questa opportunità: per me è stato davvero un viaggio di crescita personale, più che un semplice ‘servizio’”. 

Niccolò, operatore volontario di Leva civica presso la Fondazione Borletti 

Leva civica in Comune: “Mi hanno messa nelle condizioni ideali per affrontare insieme questo nuovo capitolo della mia vita”

“Ho scelto di svolgere l’esperienza di Leva civica soprattutto per immettermi nel mondo del lavoro, conoscerne l’andamento e socializzare con altre persone.

Dopo aver conseguito il diploma di liceo Scientifico mi sono voluta prendere un anno “sabbatico”, dato che gli studi sono stati molti impegnativi. Successivamente ho incominciato a mandare il mio CV a uffici, bar, supermercati, pasticcerie e alimentari ma purtroppo chiedevano tutti il medesimo requisito: l’esperienza in ciascuno dei loro settori. E come si può ottenere esperienza se nessuno ti permette di maturarla? Passando un giorno nella zona dell’ufficio di Associazione Mosaico ho notato affissi degli avvisi e mi sono posta il quesito: “Perché non provare a mettermi in gioco?”, così ho varcato quella porta e Arianna, l’impiegata, è stata molto gentile nell’accogliere il mio entusiasmo e nell’illustrarmi il percorso che prevedeva il progetto di Leva civica a cui prendo tutt’ora parte “Salvaguardiamo il territorio”.

Il tutto è capitato nell’arco di solo pochi giorni e, grazie ad Associazione Mosaico e un pizzico di fortuna, sto attualmente svolgendo il percorso di Leva civica al Comune di Erba. A causa del mio temperamento introverso ho avuto, e sto avendo, un po’ di complicazioni a relazionarmi con i miei colleghi ma sto anche pian piano comprendendo che è diventata l’occasione per superare le mie fragilità e con determinazione sto rafforzando la mia autostima. Certo, inserirmi in un luogo di lavoro fino a pochi mesi fa a me sconosciuto e con persone estranee ha generato in me un prevedibile stato d’ansia, ma loro mi hanno facilitata e messa nelle condizioni ideali per affrontare insieme questo nuovo capitolo della mia vita lavorativa e personale. Le mansioni che sono tenuta a svolgere nell’ambito di pratiche edilizie sono state completamente spiazzanti, non avendo mai avuto modo di sperimentarle, tuttavia sto cercando di mettercela tutta per inserirmi al meglio e apprendere come posso tutte le nozioni pratiche e teoriche che mi insegnano il responsabile e gli impiegati dell’ufficio urbanistica-edilizia privata a cui mi hanno assegnata.

Nonostante sia trascorso poco tempo da quando ho iniziato questo percorso in Comune, e per questo non posso ancora avere un quadro chiaro e completo del tutto, posso ritenerla un’esperienza edificante; e, escludendo alcuni momenti in cui mi sento inadeguata in quanto inesperta e parecchio spaesata, convinco me stessa a mettercela tutta anche per non deludere chi mi sta seguendo in questo percorso. Confidando nel fatto che questa possibilità che mi è stata data mi permetta di maturare per consolidare basi più solide per il mio futuro, allego un reportage fotografico della mia esperienza diretta sul campo”.

Martina Giussani, operatrice volontaria di Leva civica presso il Comune di Erba

Leva civica presso la Cisl di Bergamo: “Una scelta per fare del bene”

Spinta dall’obiettivo di “fare del bene” e, prima di tutto, “se possibile, aiutare le altre persone”, Chiara ha decido di intraprendere un percorso di Leva civica presso la Cisl di Bergamo.

“Questo percorso mi sta aiutando a essere più indipendente e responsabile”, ha raccontato. Spiegando che questa esperienza “mi sta aiutando a relazionarmi con il pubblico, visto che svolgo la mansione di front-office”. Evidenziando come, stare a contatto con gli altri, incide su di sé e “richiede pazienza, sia con le persone più anziane che con gli adulti o persone di altre culture”. Chiara parla dei momenti belli, e del fatto che si è “subito trovata bene con i colleghi, l’ambiente di lavoro è eccellente, sono tutti disponibili e molto socievoli. Anche il mio responsabile è molto competente nel suo lavoro”.

Chiara ha concluso il racconto della sua esperienza indicando la canzone che ha rappresentato il percorso di Leva civica: “Niente paura, di Luciano Ligabue”.

Chiara Gusmini, operatrice volontaria di Leva civica presso la Cisl di Bergamo

Crescere grazie alla Leva civica in Comune

I motivi che hanno spinto Alessandro a scegliere di intraprendere un percorso di Leva civica nel Comune di Erba sono “molto semplici, ma importanti: avevo il desiderio di crescere a livello personale e professionale, di mettermi alla prova in un contesto lavorativo nuovo per me (quello dell’ufficio) e di migliorare la mia gestione dei momenti di stress”. Conscio del fatto che il progetto scelto “mi avrebbe posto in un contesto che avrebbe richiesto un costante contatto con il pubblico, ho capito che sarebbe stata l’occasione giusta per migliorare la mia interazione sia con i colleghi (tendenzialmente molto più esperti di me) sia con il pubblico, dal momento che ogni persona ha i suoi modi e atteggiamenti”.

A livello lavorativo, ha rilevato, “posso dire che questa esperienza mi ha dato molto. Ho imparato a gestire meglio le comunicazioni, a risolvere problemi (più o meni gravi) velocemente, a lavorare in squadra e in collaborazione, e soprattutto ho acquisito una maggiore fiducia in me stesso e una maggiore consapevolezza delle mie abilità e qualità”. Alessandro spiega di essersi reso conto “che, anche in situazioni di stress, posso mantenere la calma e trovare soluzioni che possano soddisfare le esigenze del pubblico e dei colleghi”.

Inoltre, ha particolarmente apprezzato il fatto di essere affiancato durante questa esperienza, così come il supporto ricevuto “sia in ciò che dovevo imparare, sia in ciò che non era di mia competenza (capitava infatti che qualche utente mi facesse delle richieste divergenti dal mio settore, ma sono sempre stato aiutato)”. E descrive un ambiente lavorativo “sicuramente invidiabile: c’è sempre stata tranquillità, collaborazione tra il personale ma anche momenti di allegria e svago”. Il giovane ha aggiunto: “L’opportunità di poter gestire le ore settimanali insieme al mio responsabile è stata davvero una gran cosa, soprattutto per me che abito a circa 16 km dal Comune di Erba. Ho sempre riscontrato piena disponibilità nel venire incontro alle mie esigenze di ragazzo lavoratore e studente”. Portare avanti gli studi universitari “è stato sì impegnativo, ma fattibile. E il poter affermare di avere fatto entrambe le cose contemporaneamente è sicuramente motivo di grande orgoglio personale”. Ritenendo inoltre che, poter studiare ed entrare in contatto con un mondo del lavoro nuovo “sicuramente mi apriranno delle strade nuove per il futuro, ma al tempo stesso grazie al compenso ricevuto mensilmente ho potuto far fronte alle mie spese personali, in modo tale da diventare via via sempre più indipendente e ‘adulto’”.

Alessandro Rusconi, operatore volontario di Leva civica nel Comune di Erba

L’impegno in Leva civica per contribuire a creare un impatto positivo

La prima esperienza in Comune, Riccardo l’ha svolta grazie a un progetto di Servizio civile. Concluso questo percorso, si è candidato ed è stato selezionato per svolgere la Leva civica, nell’ufficio demografico del Comune di Montorfano “dove mi occupo principalmente di protocollo, carte d’identità e archivio comunale”. Studente universitario, “grazie all’impegno richiesto dalla Leva Civica, ovvero di 25 ore settimanali, sono stato in grado di far conciliare le due cose”. Durante l’anno di Servizio civile, ricorda, “mi sono occupato della gestione di pratiche legate all’edilizia e alla pianificazione urbanistica. Anche se inizialmente non mi sentivo preparato, ho capito quanto fosse importante ogni singolo aspetto del lavoro pubblico e come anche le pratiche apparentemente più piccole abbiano un impatto significativo sul territorio. Questa esperienza mi ha dato solide basi e la possibilità di sviluppare competenze pratiche”.

Adesso, con la Leva civica, “mi sono concentrato principalmente su attività amministrative. In particolare, mi occupo del protocollo, della gestione delle carte di identità e della conservazione dei documenti nell’archivio comunale”. Riccardo rileva che “lavorare in questi ambiti mi ha fatto comprendere in modo più diretto l’importanza della precisione, dell’organizzazione e del rispetto delle normative in un ente pubblico. Ogni pratica, ogni documento che elaboro o archivio, è un piccolo ma importante contributo per il corretto funzionamento dell’amministrazione comunale”. Inoltre, grazie al fatto che il suo Olp (Operatore locale di progetto) è referente dell’archivio, “ho avuto l’opportunità di approfondire quest’area, occupandomi della catalogazione e gestione dell’archivio comunale. Questo mi permette di vedere concretamente come le informazioni vengano conservate per il futuro della comunità”. Naturalmente, aggiunge, “ci sono stati momenti di difficoltà. All’inizio mi sentivo un po’ sopraffatto dalla mole e varietà di compiti e burocrazia, e la mia timidezza, nelle interazioni con il pubblico, mi ha messo un po’ alla prova. Tuttavia, con il tempo ho imparato a gestire meglio queste situazioni, a comunicare in modo più diretto e a sentirmi più sicuro nel mio ruolo. Ogni piccolo passo in avanti è stata un’opportunità per crescere professionalmente e umanamente”. La Leva Civica, afferma, “sta sicuramente ampliando le mie prospettive. Mi sento di consigliare a chiunque di fare un’esperienza di questo tipo. Ogni giorno di questo percorso mi conferma quanto sia importante imparare facendo e quanto ogni passo, piccolo o grande che sia, contribuisca a creare un impatto positivo”.

Riccardo Giglioni, operatore volontario di Leva civica presso il Comune di Montorfano

“Soddisfatta per quello che sto facendo per gli altri e per me stessa”, l’esperienza di Sara

Sara ha svolto il progetto di Leva civica all’anagrafe del Comune di Zogno. Dopo gli studi all’Istituto Alberghiero di San Pellegrino Terme, ha saputo di questa opportunità grazie a un’amica.

La motivazione principale che l’ha spinta a partecipare al progetto, ha scritto pochi mesi dopo l’entrata in servizio, è stata la voglia di guardare verso “un settore differente rispetto a quanto studiato”, ma anche il poter avere “orari più fissi, e poter quindi dedicare maggior tempo a mio figlio e al mio compagno”. Tra le altre motivazioni, ha indicato “la possibilità di avere un contatto con il pubblico, imparando a relazionarmi con le persone e cercando di ‘eliminare’ il lato più timido del mio carattere, che mi ha aiutato a crescere”. L’ultimo motivo, “non per importanza, riguarda l’aspetto economico visto che al giorno d’oggi un’entrata di denaro in più non è mai di troppo”.

Sara ha elencato gli impegni principali svolti all’inizio del suo servizio: “Riportare le annotazioni sui vari registri presenti nell’ufficio; l’emissione di carte d’identità elettroniche; ho avuto anche modo di vedere come emettere vari certificati, come rispondere alle email d’ufficio, la gestione del protocollo e come effettuare una pre-chiusura della cassa”. Tra gli aspetti positivi del suo percorso, ha messo l’accento sull’opportunità di fare “nuove conoscenze, si incontrano persone simpatiche che riescono sempre a strapparti un sorriso e altre che invece ti raccontano la loro vita e tutte le loro avventure trascorse negli anni”. Rileva che potrebbero esserci anche aspetti negativi, come il fatto che potrebbero sorgere “delle incomprensioni” o magari discussioni con il pubblico ma, ha aggiunto, "ho imparato a gestire le varie situazioni, e finora non ne ho riscontrati”.

Già dopo i primi mesi di servizio, “non posso che ritenermi soddisfatta per tutto quello che sto facendo per gli altri e per me stessa, per quello che sto imparando, e per i dipendenti che ho trovato super disponibili e molto carini nei miei confronti”.

Sara ha anche realizzato un meraviglioso video per raccontare l’inizio del suo percorso, clicca qui per guardarlo.

Sara, operatrice volontaria di Leva civica in Comune

L’impegno quotidiano nella Comunità alloggio per minori

Pochi mesi dopo aver iniziato il percorso di Leva civica nella Comunità alloggio per minori DiVento (Treviglio), Chiara ha rilevato come “da allora molte cose sono cambiate”. Già prima di iniziare questa esperienza, si era impegnata nel volontariato ma, sebbene avesse già avuto modo di approcciarsi ai bambini, in quei mesi “mai ero riuscita a entrare in contatto con loro come in questo altrettanto lungo periodo di Leva civica”. Vivendoli nella quotidianità, ha spiegato, i bambini “si mostrano al 100%, con i loro lati meravigliosi e un po’ burrascosi”. Quasi ogni giorno, “esco dal cancello della comunità avendo imparato cose nuove, sia di me che di loro”, assicura.

Chiara ha voluto impegnarsi come operatrice volontaria di Leva civica “per poter prendere una decisione consapevole per il mio futuro percorso universitario, e questo progetto mi ha veramente aiutata a trovare la mia strada”.

Chiara, operatrice volontaria di Leva civica nella Comunità alloggio per minori DiVento

Il cambiamento grazie al percorso di Leva civica

Incerta su cosa volesse fare nella vita, dopo il diploma al liceo Linguistico Rebecca ha deciso di non proseguire gli studi e iniziare a lavorare per non dipendere totalmente dai genitori. Dopo il primo lavoro “non soddisfacente, come commessa, parlando con delle amiche sono venuta a conoscenza di Associazione Mosaico e mi sono incuriosita sempre di più”. Così “ho deciso di mettermi in gioco tentando questa esperienza nell’ambito del sociale, e di iniziare un percorso di Leva civica volontaria in una comunità di minori”.

Una scelta che le ha permesso di vedere con maggiore chiarezza il suo futuro: “Da quel momento ho presto realizzato che stare a fianco dei bambini e degli educatori era ciò che avrei voluto fare”. E ha proseguito: “Posso assicurare che sono cambiata a livello personale, sono capace, nonostante la mia timidezza, di relazionarmi in modo adeguato con adulti e bambini”. Ma non solo: “Sono diventata più indipendente e più sensibile verso le difficoltà altrui”.

Rebecca, operatrice volontaria di Leva civica

Leva civica nell'ufficio anagrafe: “Soddisfatta della mia scelta”

Caterina è stata impegnata in un progetto di Leva civica in Comune, nell’ufficio anagrafe. Già all’inizio del suo percorso, ha rilevato: “L’esperienza sta andando alla grande, l’ambiente è tranquillo, sereno e accogliente”. Valutando le diverse esperienze lavorative prima della Leva civica, “posso affermare che, anche se iniziato solo da un paio di mesi, questa è l’esperienza migliore mai vissuta”. Un giudizio assolutamente positivo lo ha speso per il tutoraggio, parlando del personale “sempre disponibile e pronto a rispondere a qualsiasi mio dubbio in brevissimo tempo”.

E ha aggiunto: “Consiglio vivamente l’esperienza di Leva civica, perché ti apre gli occhi su diversi lavori che, forse, diamo per scontato o non conosciamo come si svolgono”. Inoltre, questo impegno “ti mette alla prova e ti fa crescere umanamente, stando a contatto principalmente con il pubblico e diverse realtà”. Dicendosi “soddisfatta della scelta, e anche della fortuna che ho avuto a essere stata selezionata”.

Caterina, operatrice volontaria di Leva civica in Comune

“Sono molto soddisfatta di questa opportunità che mi è stata data”

“Questa esperienza mi sta permettendo di acquisire molte nozioni, riguardanti quasi tutte le pratiche di Edilizia privata, cosa che, ahimè, non ci viene insegnata da nessuna parte”. Mentre era ancora impegnata nel percorso di Leva civica a San Pellegrino Terme, Chaimae ha deciso di raccontare l’inizio della sua esperienza. Dalla scelta di candidarsi dopo aver sentito parlare di Leva civica durante un incontro, con Associazione Mosaico, nella scuola che frequentava, a cui si è aggiunta “la curiosità del lavoro che c'è dietro a un documento richiesto da una qualsiasi ente”. La giovane racconta non solo delle attività che svolge, ma anche dei momenti di condivisione in occasione delle feste o dei compleanni: si fa una pausa insieme e mentre si gustano dolcetti “si condividono due parole, ci si conosce meglio”.

La giovane parla di un ambiente “molto equilibrato e sano, e sono tutti molto gentili e premurosi nei miei confronti”. All’inizio, ammette, “ero molto preoccupata per come avrebbero reagito al fatto che io sia una hijabista con il vestiario modesto, temevo che fosse un ambiente di persone molto chiuse di mente”, per poi scoprire che invece “è un ambiente che accoglie molto bene la diversità, sia a livello di nazionalità sia di disabilità”.

E conclude con una considerazione: “Sono molto soddisfatta di questa opportunità che mi è stata data”.

Chaimae, operatrice volontaria di Leva civica a San Pellegrino Terme

“Un’opportunità per mettere in gioco me stessa”, l'esperienza di Gaia

"È stata un’opportunità per mettere in gioco me stessa e comprendere i miei limiti e tutte le sfaccettature del mio carattere". Così Gaia definisce la sua esperienza di Leva civica. La giovane ha scelto di intraprendere questo percorso con l’associazione Fili intrecciati "si allinea a ciò che ho studiato nella scuola secondaria di secondo grado". Si tratta, ricorda Gaia, di "un’associazione che si occupa di accogliere e aiutare gli altri. Aspetti cruciali che ritengo essenziali da avere nel mio lavoro. I servizi si occupano di accoglienza, attraverso le comunità per bambini e adolescenti, di sostegno a persone disabili e di infanzia e famiglie, attraverso asili nido, spazi gioco e spazi compiti".

Gaia si è trovata quindi all’interno della comunità per bambini, un posto che non conosceva "ma davvero tanto speciale per le persone che lo frequentano. Bambini che sono stati tolti dalle famiglie ma che continuano ogni giorno a lottare per strapparti un sorriso". E spiega: "Credo sia proprio questo l’aspetto migliore nel fare l’educatrice: non solo ti permette di conoscere meglio te stessa attraverso i dialoghi e i litigi che si hanno all’interno della comunità, ma al tempo stesso i bambini trovano in te un punto di riferimento su cui contare".

Inizialmente, per alcuni giorni, "forse a causa del mio carattere, mi sentivo isolata e lontana dal contesto. Ma successivamente interagendo con i bambini, ognuno con una personalità differenti, siamo riusciti a instaurare un legame di fiducia reciproca". A distanza di tempo da quei primi giorni, il percorso fatto ha portato Gaia a una chiara consapevolezza: "È attraverso una relazione aperta, sincera e libera dal giudizio che i bimbi, anche molto piccoli, possono vivere serenamente le loro emozioni e diventare adulti consapevoli ed empatici. Le emozioni dei bimbi sono le stesse degli adulti; essi possono infatti provare rabbia, gioia, paura, tristezza, disgusto e sorpresa. La possibilità di poterle esprimere liberamente, attraverso il pianto, le urla di gioia o di rabbia, sarà il primo passo per accettarle tutte e imparare a viverle serenamente. La capacità dell’educatrice sta proprio nel permettere al bambino di esternare le proprie emozioni senza creare fastidio al prossimo".

La dolcezza e l'empatia di Gaia emergono con forza quando racconta che le capita, sentendo il vissuto delle storie dei bambini, "di avere gli occhi ludici perché lo fanno utilizzando scioltezza, ma al tempo stesso parole forti capaci di esprimere al meglio ciò che provano. È arrivati a questo punto che capisci davvero che il bambino non ti vede più con gli occhi di prima ma il suo sguardo è cambiato facendoti sentire una persona fondamentale per la loro crescita".

"Alla base di una relazione - prosegue - ci deve essere anche il linguaggio non verbale, tipico dei bimbi, come gli abbracci e i baci. Questi piccoli gesti fanno sentire il bambino al sicuro e protetto".

Questa esperienza ha permesso a Gaia di capire quale sia la propria strada: "Vorrei continuare a lavorare nell’ambito sociale come nelle comunità, ma al tempo stesso riuscire a incastrare anche la scolastica affiancandomi a uno o più bambini che ne hanno bisogno, in modo da vedere la loro crescita nell’ambito scolastico ma anche personale".

In questo percorso di Leva civica Gaia ha aperto il suo cuore e la sua casa ai bambini che ha conosciuto. Invitando anche tre sorelline a passare le feste con la sua famiglia: "I loro occhi trasmettevano felicità e spensieratezza e noi, nel guardarle, eravamo felici del rapporto che stavamo creando. Ed erano davvero emozionate nel momento dei regali!". 

“Ho potuto sperimentare, crescere e maturare”

“Un anno splendido”, durante il quale “ho potuto sperimentare, crescere e maturare sia a livello personale che di competenze”. Camilla racconta di quanto i mesi di Leva civica siano stati “decisivi”, e come l’abbiano aiutata “nella scelta universitaria”.

Lei è stata impegnata al Cdd “San Martino”, dove “fin da subito mi sono trovata bene sia con gli utenti del servizio che con le colleghe, sempre disponibili ad aiutarmi e dare risposte ai miei dubbi”. E aggiunge: “Sono felice di aver partecipato a questo progetto, se tornassi indietro lo rifarei sicuramente. Ringrazio vivamente tutti”.

Cristina Zambaiti, operatrice volontaria di Leva civica al Cdd “San Martino”

"Perché abbiamo scelto la Leva Civica", sesto incontro. La parola a Dominique e Alessandro

dominique alessandro

Durante l'accoglienza dei nuovi operatori volontari di Leva Civica Lombarda Volontaria cofinanziata presso la sede di Monza, svoltasi il 15 ottobre 2024, abbiamo ascoltato anche le voci di Dominique e Alessandro. I due ragazzi saranno impegnati nell'associazione di primo soccorso SOS Canzo. Prosegue così, con questa nuova sesta puntata, la serie di piccoli documentari che Associazione Mosaico propone a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi dai 18 e 28 anni. Potete vederla cliccando su queste parole., sul Mosaico Tv, il canale YouTube di Associazione Mosaico APS. 

"Perché abbiamo scelto la Leva Civica", secondo incontro. Parlano Elisa e Arianna

2024 07 02 Leva Elisa Arianna

Nel secondo incontro con gli operatori volontari che hanno scelto di partecipare ai progetti di Leva Civica Lombarda Volontaria cofinanziata, Elisa e Arianna raccontano le loro speranze e aspettative per la nuova esperienza. Un piccolo documentario che Associazione Mosaico propone a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi dai 18 e 28 anni. Potete vederlo cliccando su queste parole., sul Mosaico Tv, il canale YouTube di Associazione Mosaico APS. 

"Perché abbiamo scelto la Leva civica". Giulia e Andrea si raccontano

Poter sperimentare l'attività lavorativa che si vuole svolgere in futuro, o scoprire le proprie attitudini e individuare con maggiore chiarezza la propria strada. Le motivazioni che spingono i giovani e le giovani a intraprendere il percorso di Leva civica possono essere diverse.

Ascolta le esperienze di Giulia (operatrice volontaria al Cesvi di Bergamo) e Andrea (operatore volontario al Centro studi Teorema di Romano di Lombardia) su YouTube cliccando qui 

Il contratto dopo la Leva civica. E una certezza: "Ho trovato la mia strada"

"Ho trovato un ambiente bello, dove si respira un senso di famiglia". Veronica ha appena terminato l'esperienza di Leva civica cofinanziata nella cooperativa Itaca, a Calcio. E, tra gli aspetti più positivi di questo percorso mette in primo piano il contatto con i ragazzi seguiti al centro e le colleghe con cui si è trovata a operare.

Il contratto

Di certo, anche lei ha colpito positivamente: alla fine della sua esperienza di operatrice volontaria, le è stato offerto un contratto di sei mesi. Una proposta che ha accolto con entusiasmo, soprattutto perché "ho trovato un bel clima, mi sono trovata bene sia con i colleghi che con i ragazzi". Racconta con gioia le attività che si svolgeva durante la Leva civica a Itaca: "Facevo un po' di tutto: compagnia ai ragazzi, i laboratori, psicomotricità, cineforum, li imboccavo a tavola".

La scelta "mirata"

Il progetto di Leva civica a Itaca è stata "una scelta mirata", per una giovane che ha una propensione particolare verso il prossimo: "Facevo già volontariato a Grumello", ricorda. Ora sta anche valutando di frequentare dei corsi per specializzarsi. Intanto, spiega, grazie anche alla Leva civica "ho trovato la mia strada". E non ha dubbi sul perché consiglierebbe a un suo coetaneo di fare questo tipo di esperienza: "Per il senso di famiglia, per fare del bene e far star bene gli altri".

Veronica Spreafico, operatrice volontaria di Leva civica cofinanziata presso la Cooperativa Itaca di Calcio

"Grazie alla Leva civica ho acquisito nuove competenze"

Giulia non ha ancora 26 anni ma, grazie alla Leva civica, ha potuto sperimentare cosa significa lavorare durante un evento di grande rilievo culturale. Il suo servizio si è svolto infatti a Schilpario, sia in biblioteca che al museo Etnografico. Qui, durante i mesi di attività di Giulia, è stata ospitata una delle mostre spin-off di “Vette di luce”, promossa da Accademia Carrara in collaborazione con Club alpino italiano.

"Acquisite nuove competenze"

Quasi un mese di impegno “che ci ha fatto sentire fieri di appartenere al paese”, ha affermato Giulia con un sorriso, senza alcun accenno di stanchezza, nonostante insieme a una collega fosse impegnata anche nell'attività di gestione della biblioteca e di un'altra mostra allestita in aula consiliare. Anzi, la giovane ha manifestato soddisfazione per aver potuto essere in prima linea durante questa importante attività. Grazie alla Leva civica ha "acquisito nuove competenze". E se in futuro ci fossero concorsi per un lavoro simile "coglierei l'opportunità, ma come dipendente: ho visto quanto sia impegnativo e faticoso ricoprire il ruolo di responsabile, le persone non lo immaginano neanche, anche solo sul fronte della collaborazione con i diversi enti". Insomma, più che nel ruolo organizzativo, Giulia si vede come donna del “fare”.

Il ringraziamento dei ragazzi

Tra le attività più belle, ci sono stati i venerdì insieme ai ragazzi del centro diurno disabili. Gli stessi che, saputo che stava per concludersi la sua Leva civica, le hanno regalato un cactus in un vasetto dipinto da loro. Accompagnato dal biglietto in carta riciclata che hanno realizzato a mano, scrivendole: "Ti ringraziamo per averci fatto compagnia". E, a seguire, le loro firme. Un pensiero difficilmente dimenticabile.

Giulia Girardi, operatrice volontaria di Leva civica a Schilpario

"Un'esperienza che mi ha permesso di vedermi con maggiore chiarezza"

Il progetto di Leva civica, a supporto dei minori, è stato scelto da Federico non per “spenderlo” come esperienza lavorativa in futuro ma “perché pensavo che mi potesse servire soprattutto come crescita personale”. Il giovane studia teologia all’università, e ritiene che questa esperienza – che sta volgendo al termine – sia stata “un po’ complementare”. Nel valutarla “migliore” delle aspettative, ha elencato alcuni degli aspetti positivi riscontrati: “Le relazioni, la conoscenza dell’Ente, la crescita personale e professionale”. Nel dettaglio, Federico è stato impegnato nel settore dei Servizi sociali del Comune di San Pellegrino, con “bambini e ragazzi, ero a supporto di un educatore all’interno delle famiglie. Quindi aiutavo i giovanissimi a fare i compiti o svolgevo con loro le attività indicate dall’educatore come, ad esempio, le uscite al parco”. Alcune ore era invece impegnato con tre anziani: li aiutava nel fare la spesa, gli portava le medicine, oppure più semplicemente passava il tempo con loro accompagnandoli durante le passeggiate. E, al di là delle competenze pratiche acquisite, Federico mette l’accento proprio sul grande dono che si porta via dopo questa esperienza: “L’aspetto relazionale, con tutti, perché ogni relazione è a sé e ti dà qualcosa”.
Lo studente consiglierebbe ai coetanei di seguire il suo esempio e fare questa esperienza di Leva civica, non escludendo tra l’altro di poter – lui stesso – replicare con il Servizio civile: “Tengo aperta questa possibilità, ma dipende dalle scelte che farò in seguito”. E sempre guardando verso il suo domani, ha aggiunto: “Questa esperienza mi ha chiarito meglio le idee per il futuro. E mi ha permesso di approfondire parti di me, e di vedermi con maggiore chiarezza".

Federico Grataroli, operatore volontario di Leva civica a San Pellegrino Terme

La studentessa impegnata nel servizio di Leva civica

Una valida opportunità per inserirsi nel mondo del lavoro, usufruendo di una situazione "protetta". Rhayssa Martins ha appena concluso l'esperienza di Leva civica nell'ufficio Edilizia privata e urbanistica del Comune di Busnago. Un percorso intrapreso appena dopo la fine della scuola superiore, durante il primo anno di studi univeritari in Beni culturali. Grazie all'organizzazione degli orari, "potevo dedicarmi anche allo studio, adesso mi concentrerò esclusivamente su quello", ha affermato.
Lei è una persona timida, e questo impegno le ha permesso di sfidarsi e superarsi "nell'interazione con le persone estranee". Ma ha potuto imparare tanto anche "nella parte amministrativa, su come opera la pubblica amministrazione". Rhayssa ha messo l'accento sull'accoglienza che ha trovato nell'ambiente di lavoro, dove "se chiedevo qualcosa erano sempre disponibili, e i dipendenti erano anche simpatici". E ha aggiunto: "C'è stata molta disponibilità, sia dall'ente in cui ho svolto la Leva civica, che da Associazione Mosaico". Concludendo ringraziando "per questa bellissima opportunità ed esperienza che mi porterò molto cara nella mia vita".

Rhayssa Martins, operatrice volontaria di Leva civica nel Comune di Busnago (MB)

La biblioteca di Valgoglio si anima di eventi: l’esperienza di Demis

I progetti con i bimbi degli asili e gli alunni delle elementari. Gli ordini dei nuovi libri. La gestione degli utenti. Il racconto di Demis, al termine del suo anno di Leva civica nella biblioteca di Valgoglio, sfata l’immagine del bibliotecario impegnato solo tra gli scaffali. Le parole dell’insegnante 27enne, che ha proseguito nella sua attività lavorativa anche durante il servizio, sono piene di entusiasmo. Lui ha scelto di fare un percorso di Leva civica “perché mi dà punteggio in graduatoria a scuola”, ma anche perché “mi ispirava un impegno sempre nell’ambito culturale” come è quello in biblioteca. Una scelta che, per lui, è stata più che positiva: “Mi sono trovato benissimo – ha rimarcato – anche perché potevo autogestirmi”. Quindici le ore di servizio settimanali previste, un impegno che gli ha permesso anche di continuare a insegnare: “La biblioteca era aperta solo nel pomeriggio, e dal Comune sono stati molto disponibili: se avevo Consiglio di classe un pomeriggio recuperavo le ore durante le altre giornate”. Quando non c’era l’insegnante-operatore volontario, la biblioteca restava aperta grazie ai volontari. Perché il paese è piccolo, ed essendo la biblioteca una risorsa culturale importante serve l’aiuto di tutti, per permettere agli abitanti, anche i più giovani, di usufruire di questo servizio. E tra i più giovani, ci sono proprio i bimbi dell’asilo, protagonisti di una delle attività più “coinvolgenti” per gli operatori volontari. Come ricorda Demis, ancora divertito per “come i bimbi interagivano con te, la loro innocenza, la curiosità di sapere come la storia andava a finire” durante la lettura dei racconti. Non meno bello, quando gli hanno fatto il ritratto e ha visto “come mi hanno rappresentato”. Un’altra attività ha riguardato invece i bambini più grandicelli: gli alunni delle elementari sceglievano un libro e poi facevano la scheda.

E adesso che Demis ha concluso il suo anno di attività? Si cerca un altro operatore volontario per la Leva civica in biblioteca. Non per forza residente a Valgoglio: l’insegnante è di Ardesio, “dista circa 10 minuti”. E consiglierebbe, a chi abita in zone limitrofe, di seguire il suo percorso. Lui ha potuto continuare a insegnare, e lo consiglia anche “a chi ha appena fatto la maturità, per fare esperienza. Permette di imparare un nuovo mestiere, e chi studia può guadagnare qualche soldo per uscire il sabato”. Più in generale, l’insegnante invita gli altri giovani a sfidarsi in un percorso di Leva civica o Servizio civile, che permettono “di affacciarsi in nuove realtà, e provarle per capire se corrispondono alle nostre ambizioni di vita”.

Quindi, chi lo desidera, può candidarsi al bando per la Leva civica in biblioteca a Valgoglio. C’è tempo fino al 25 ottobre (clic qui). L’impegno richiesto? Quindici ore settimanali, per 12 mesi. Tra le attività da svolgere, la partecipazione alle attività culturali promuovendo la lettura anche in ambito scolastico, consigliare i lettori, curare i volumi (giusta etichettatura e collocazione). 

Demis Maninetti, operatore volontario in biblioteca a Valgoglio

La Leva civica per scoprire e realizzare i propri sogni

L’esperienza di Leva civica nell’asilo Fondazione Luogo Pio Grattaroli, a Bariano, ha cambiato la vita di Giorgia. Non solo perché, dopo il servizio, ha ricevuto un contratto di un anno, part time per non interferire con i suoi studi universitari. Ma anche perché, proprio parlando di università, la giovane ha deciso di cambiare completamente rotta: ha lasciato Giurisprudenza per studiare Scienze dell’educazione e della formazione. Obiettivo: “Lavorare con i bimbi”, afferma.

I bambini, ricorda, le sono sempre piaciuti, per questo ha scelto di partecipare al progetto di Leva civica, oltre a fare già da prima l’aiuto allenatrice e impegnarsi nei Cre. L’esperienza nell’asilo di Bariano “è stata bellissima, con degli alti e bassi, ma che mi hanno arricchito tantissimo”. E spiega: “Non tutto è stato facile, però mi portavo a casa qualcosa anche nei giorni più difficili”. Ci sono tanti momenti belli nei suoi ricordi di quest’anno, come “quando siamo andati in gita con il Cre, e abbiamo passato una giornata intera in montagna insieme”. Oppure quando stava con loro nella sala nanna per il riposino, e se qualche bimbo non riusciva a prendere sonno “veniva a cercare le coccole, o mi chiedeva di leggergli una storia”. I piccoli si affidavano, chiedendole di essere guidati nelle attività. “La mia esperienza però non è conclusa, perché continuerò a lavorare presso l’asilo”, spiega.

Insieme alla foto che la ritrae l’ultimo giorno dell’anno scolastico, prima dell’inizio del Cre con i bimbi della classe in cui ha trascorso la maggior parte delle ore, Giorgia ha dedicato un pensiero a Mosaico, ringraziando l’associazione “per questa bellissima e fondamentale opportunità, senza probabilmente non sarei dove sono ora”.

Giorgia Gastoldi, operatrice volontaria all’asilo Fondazione Luogo Pio Grattaroli a Bariano

Servizio civile e Leva civica, con il desiderio di dare un contributo alla società

Dopo un anno di Servizio civile, Bianca non lascia ma “raddoppia” il suo impegno: “Grazie al progetto di Leva Civica Lombarda ho potuto portare avanti il mio progetto per un ulteriore anno”. Il progetto a cui si riferisce è quello all’Auser volontariato di Pisogne. Dove inizia la sua esperienza a maggio 2022, “quando sono stata selezionata per lo svolgimento del Servizio civile universale presso questo ente”. Spiegando poi che si trova ancora lì grazie, appunto, al progetto di Leva civica.

Questa esperienza, racconta, “mi ha dato modo di conoscere in prima persona le necessità degli altri, soprattutto anziani e disabili, e di rendermi disponibile per dare un piccolo contributo alla società”. Ogni tanto, spiega, si lavora anche con i bambini: “Da poco è nato Auser ambiente, che ha avuto modo di organizzare diverse iniziative per far conoscere la natura, dalle piante agli insetti e ai serpenti, ai più piccoli. Alternando lezioni ad attività ludiche”.

Per quanto riguarda il contesto lavorativo, “mi sono subito integrata con i colleghi e i volontari, con cui ho creato un bel rapporto, e l’ambiente in cui lavoro è molto confortevole e luminoso”, oltre a essere vicino alla sua casa. Di cosa si occupa Bianca? “Le mie mansioni riguardano principalmente il lavoro di ufficio”. Ma spesso si trova anche “sul campo”, accompagnando gli anziani o consegnando pasti a domicilio.

Bianca Doneda, operatrice volontaria all’Auser Volontariato di Pisogne

Leva civica dopo il Servizio civile: "Arricchito come persona"

"Volevo fare qualcosa di utile per me e per gli altri". Mentre si appresta a concludere l'esperienza di Leva civica, iniziata dopo aver svolto il Servizio civile, Anton parla dei motivi che l'hanno spinto a intraprendere un percorso che lo ha "arricchito". Per questo, ha voluto invitare gli altri giovani a farlo: "Quando ho concluso il Servizio civile ho raccontato la mia esperienza a un amico, consigliandogli di farlo anche lui. E così è stato". 

Sia per il Servizio civile che per la Leva civica, Anton è stato impegnato in biblioteca. Ha deciso di candidarsi la prima volta dopo essere rientrato a casa dalla Svezia, dove stava studiando lingue. "Ho visto la lettera che informava dell'opportunità di svolgere il Servizio civile", ha ricordato parlando della comunicazione inviata dal Comune. Così ha scoperto i progetti di Associazione Mosaico. E ha scelto di provare a partecipare: "Perché arricchisce, sia a livello personale che di curriculum - ha rilevato - Guardando verso il futuro, so che può essere utile anche per possibili sbocchi lavorativi". Come, ad esempio, lavorare in Comune: "È tra i miei obiettivi, ho davvero tanti obiettivi", si racconta.

Attualmente, sta lavorando come guida turistica, mentre conclude la Leva civica in biblioteca. Il primo anno di servizio, come operatore volontario di Servizio civile, è stato sicuramente il più delicato: "Era il periodo post pandemia, quindi c'erano diverse regole anche in biblioteca", e non tutti gli utenti erano felici di questo. Però l'esperienza è andata bene, al punto che Anton ha deciso di replicarla con la Leva civica. Durante questi due anni di impegno "sono migliorato su tanti fronti, ad esempio sono diventato più preciso. Uno degli aspetti in cui mi sono superato grazie a questa esperienza? Sono diventato più gentile e premuroso verso gli altri". Caratteristiche che, sicuramente, Anton già aveva. Infatti, durante il Servizio civile "leggevo le storie ai bimbi, e facevamo i laboratori creativi nel pomeriggio. Anche prima del Servizio civile avevo avuto modo di lavorare con i bambini". Adesso il suo impegno come operatore volontario sta terminando, ma Anton si porta a casa un souvenir prezioso: "Mi ha arricchito come persona".

Anton Balduzzi, operatore volontario di Servizio civile e Leva civica in biblioteca nell'Unione Comuni della Presolana

“Sono esperienze che possono farvi scoprire il vostro valore e di cosa siete capaci”

Adriana ha 19 anni. Studia, e le piace farlo, ingegneria delle tecnologie per la salute. A un certo punto, ha fatto una scelta ben precisa: mettersi in gioco "e fare un primo passo verso il mondo del lavoro", che le ha sempre destato "grandi preoccupazioni". Ha deciso di farlo con un percorso di Leva civica.

Un'esperienza che le ha permesso di imparare, sviluppare le sue potenzialità, superare sé stessa. E le ha fatto, infine, rivolgere questo invito agli altri giovani: “Un’ultima cosa vorrei aggiungere e dire a coloro che sono insicuri come lo ero io – scrive - Mandate quella mail, chiamate quel numero di telefono anche con i battiti cardiaci a mille, perché veramente queste sono esperienze che possono sbloccarvi e farvi scoprire il vostro valore e di cosa siete capaci”.

E non è certo stato sempre tutto facile. Adriana ricorda che il suo pensiero predominante, pensando a quanto c’era fuori dalle scuole superiori, era sempre stato: “Riuscirò a reggere il peso del mondo esterno?”. Ma questi freni si sono sciolti "nel momento in cui si è instaurato in me un profondo sentimento di indipendenza come persona a 360 gradi".

Adriana ha sentito il bisogno di fare un'esperienza che la appagasse "come lo studi e gli esami non sapevano fare". La sua è una famiglia di grandi lavoratori, e lei ha sempre temuto “di non essere abbastanza dedita al lavoro” che doveva svolgere. Temeva anche che alcune mansioni potessero risultarle pesanti, e non voleva doversi svegliare ogni mattina “controvoglia, perché non avrebbe giovato né a me né alle persone che mi sarebbero state intorno”.

Ma, fin da subito, si è resa conto che “queste ansie erano inutili, che la scelta che avevo fatto era la più giusta che potessi fare”. Lei è stata assegnata a un progetto di assistenza alla scuola primaria del suo paese, Brusaporto. Qui, durante l’anno scolastico, aiuta e supporta le insegnanti, mentre in estate affianca gli educatori nell’organizzazione e lo svolgimento del Cre estivo.

Ritiene che questa scelta è stata giusta e la rifarebbe “mille volte”. Perché “amo stare con i bambini e occuparmi di loro, è proprio ciò che più mi dà soddisfazione alla fine della giornata”. Tanti le hanno detto che questo tipo di occupazione sia perfetto per lei, “e ora come ora ne sono più che convinta anche io. Cerco sempre di metterci passione, tanti sorrisi, empatia e pazienza. Non sempre ci riesco, lo ammetto, ma in ogni caso torno sempre a casa con il pensiero che domani è un altro giorno e sicuramente andrà meglio”.

Non vuol dire che stia valutando un cambio di direzione del suo percorso universitario. Ma “ho voluto fare richiesta perché sentivo che andava perfettamente di pari passo con il mio essere, che non è costituito solo dal mio interesse verso le materie scientifiche, ma ha anche una grande componente umanistica e sociale. Voglia di stare con altre persone, e soprattutto con i più piccoli, aiutarli qualora avessero bisogno di aiuto ed essere pronta ad asciugare le loro lacrime anche per i motivi più banali. Sentivo di poter dare un grande contributo e così è stato”.

Da questa esperienza sta imparando “il senso del lavoro e del dovere, del rispetto delle scadenze e delle figure professionali con cui mi rapporto. Mi insegna a fare dei sacrifici talvolta affinché tutto funzioni al meglio. Ho anche sviluppato in certi momenti una sorta di indipendenza che definirei “l’arte dell’arrangiarsi”. Ho imparato a capire che nel mondo del lavoro non sempre saremo costantemente supportati, ognuno ha i propri compiti e anzi supportarsi e collaborare significa anche portare a termine delle mansioni in modo autonomo”.

Momenti di difficoltà? “Ci sono stati, ma li avevo già previsti”. Adriana è molto giovane e “tante dinamiche sono ancora a me sconosciute. Forse qualche volta mi sono sentita anche fin troppo responsabilizzata stando al ruolo che avrei dovuto tenere all’interno del progetto, ma ho comunque preso il tutto come crescita personale”.

Le ultime settimane del Cre a luglio “sono state sicuramente impegnative” per tutto il team. Ma il progetto è stato concluso “bellezza”. Il gruppo, rimarca, era “affiatato. Mi sono trovata molto bene, tant’è che ho iniziato a pensare a tutti i modi per ripetere questa esperienza anche i prossimi anni”.

Adriana Tasca, operatrice volontaria di Leva civica alla scuola primaria di Brusaporto 

L'esperienza di Martina: "Grazie alla Leva civica ho ottenuto il lavoro che cercavo"

“Ho partecipato al bando di Associazione Mosaico e, grazie all’esperienza di Leva civica, ho ottenuto il lavoro che cercavo”. Lei è Martina Costanzo, erbese di 26 anni, che sta concludendo la sua esperienza di operatore volontario nell’ufficio anagrafe demografico del Comune di Montorfano. Un impegno particolarmente delicato, in quanto la giovane trattava dati personali, che inseriva nel sistema controllando anche se fossero tutti corretti, come "quando qualcuno doveva fare la carta di identità”. Quindi, la sua attività comportava anche il rapporto con il pubblico. E ancora, ha operato nella “digitalizzazione degli antichi archivi”, che doveva poi registrare nel computer. Un lavoro lungo, ma “sono una persona molto precisa, quindi non mi è pesato”.
Con questa nuova esperienza nel curriculum, adesso Martina Costanzo è davanti a una nuova linea di partenza per il suo futuro. Infatti un’azienda, tramite agenzia, le ha offerto un contratto d’ufficio: si dovrà occupare di data entry. “La Leva civica è stata il mio trampolino di lancio, che mi ha permesso anche di sganciarmi dalla figura di operaia, che è un lavoro che so fare ma non è quello che desideravo”. Proprio mentre guardava su internet le offerte di lavoro, ha scoperto Associazione Mosaico e la possibilità di partecipare ai bandi. Tra questi, ha trovato il progetto che desiderava. La prima volta non è andato in porto, ma non si è arresa e il secondo bando l’ha portata in Comune, dove ha potuto mettere a disposizione della collettività le competenze che già aveva e, al contempo, acquisirne di nuove. E grazie a questo, ha dato una svolta alla sua carriera lavorativa.

Camilla, da infermieristica alla Leva Civica presso la Cooperativa Il Volo di Monticello Brianza (LC)

LEVA CIVICA – COOPERATIVA IL VOLO (Monticello Brianza – LC)

Dopo la fine delle scuole superiori, mi sono cimentata in una scelta universitaria che mi ispirava, mi attirava: infermieristica.
L'ho sempre pensato e, ora più che mai, so quanto io sento la necessità di voler lavorare a contatto con le persone, perché per me un lavoro deve essere un luogo dove poter andare in gioco con gli altri, soprattutto con chi, su questa terra, sente di fare più fatica.
L'ho visto nei volti stanchi dei malati in ospedale e ora lo sto sperimentando con i ragazzi della comunità psichiatrica “Il Volo”.
I loro occhi che mi scrutano in silenzio, fissi, chiedendomi aiuto, chiedendomi un po' di normalità, di vita,  smuovono in me qualcosa di indescrivibile  a parole.
Nei loro abbracci spontanei, nei loro sorrisi, mi sento a casa , dove è “tutto un equilibrio sopra la follia”.  Stare a contatto con gli altri ci fa capire di più chi siamo noi stessi , stare con i più fragili ci rende fragili. E sentirsi fragili è la sensazione che più mette in difficoltà, perché esprime un po' l'essenza della persona che si è, di chi sono io, che va oltre al mio aspetto, che va oltre la mia diligenza o “perfezione” tanto cercata.

I miei tirocini in ospedale, c'era tanta adrenalina, le ore volavano e ho conosciuto un'infinità di persone, di storie, storie di mamme, papà, nonni, zii, nella mia mente ho ancora impressioni volti e sorrisi di chi mi ringraziava ogni volta che mi vedeva, che mi cercava quando aveva bisogno.
Ricordo bene chi ha creduto tanto nelle mie potenzialità e che mi ha preso da parte per cercare di farmi capire che valessi qualcosa.
Uno degli ultimi ricordi che ho, è il momento in cui mi hanno dato il voto dopo il secondo tirocinio. Alla fine di quel tirocinio avevo raggiunto la consapevolezza che ciò che mi rendeva più soddisfatta era la relazione con i pazienti. Ricordo benissimo una donna anziana che, uno degli ultimi giorni, mi chiamò per farmi vedere un album di foto di quando faceva la volontaria in un'associazione per disabili. Non mi chiamò per alzarle il letto, perché la flebo continuava a suonare, o perché aveva suonato il campanello per sbaglio.
Mi aveva chiamato perché voleva condividere la sua vita con qualcuno, perché quando non stai bene, quello che vuoi fare è parlare con qualcuno per stare meglio .
Ero contenta quando venivo cercata per parlare, semplicemente scambiare due chiacchiere, farsi due risate oppure piangere un po' perché sicuramente stare in un letto d'ospedale non aiuta.  Ho sempre cercato di portare la normalità e la bellezza del mondo che, almeno io, fuori da quelle quattro mura, potevo ammirare. Perché a volte non ci rendiamo conto della  fortuna  che abbiamo fino a che non siamo intrappolati in un luogo che mai speravamo di raggiungere.
Ed è stato vivere realtà come questa, posti che nessuno vorrebbe mai sperimentare, che mi ha fatto riflettere su quanto, chi ci lavora li rende migliori .
Ed è così che le persone iniziano a sentirsi normali anche in luoghi che nessuno vorrebbe diventare la loro normalità.

Prima in ospedale e poi in comunità , dove sono immersa ora. Un luogo assolutamente formidabile a pensarlo, eppure quando ci sono dentro, è come fossi in Paradiso.
Non è l'inferno, perché per i ragazzi l'inferno è fuori da lì, senza strumenti, senza consapevolezze.
È come se, per vedere il mondo con i giusti occhi, fosse richiesto loro di provare a distaccarsi da esso e guardarsi dentro. Quando sono lì, per me succede la stessa cosa.  Mi vedo dentro .
È qui che la relazione con gli altri , quella che aveva lasciato alla signora con l'album, si è concretizzata di nuovo, tutta di fondo, in 20 ragazzi e ragazze della mia età.
Solo che loro, la loro vita, non me la spiegano con le foto, ma la mostrano sulla loro pelle, nei loro occhi, nei loro abbracci, nei loro piani, nei loro messaggi scritti a penna. È tramite loro che poi, con le mie parole, i miei gesti, mi metto a nudo, non ho più filtri, perché non serve più averli.
È dalla loro fragilità, umanità, che mi sento più umana anche io . Tutto questo ha fatto uscire un lato di me che, avendo fatto un anno di Infermieristica, sicuramente stava uscendo, lentamente, ma stava uscendo e prendendo una direzione sbagliata, stava andando sul binario sbagliato. Poi ad un certo punto sono scesa dal treno, anche perché non avevo altra scelta, e sono salita su quello accanto, è passato proprio per caso, e da lì, giorno dopo giorno, ho sentito di star raggiungendo  la via giusta per poter esprimere davvero me stesso .
La comunità, la Leva Civica mi ha dato e mi sta dando questo . Non posso essere certa, nessuno di noi potrà mai essere certo di dove arrivare, ma  abbiamo la fortuna di poter scegliere, capire ciò che fa per noi, che ci fa sentire bene e che ci fa crescerePossiamo scegliere soprattutto come non sprecare tempo , se sappiamo che c'è qualcos'altro che ci aspetta. La consapevolezza che è la vita che cambia, che siamo noi che cambiamo nel tempo con essa, ci porta a fare le giuste scelte per noi stessi.

La felicità non si riconduce all'aggiungere, ma a togliere ciò di cui non necessitiamo più e ad accogliere il cambiamento.

Ho bisogno di questa semplicità, di fare ciò che mi piace, che mi fa stare bene .Riconoscere che la fatica deve essere spesa bene, calibrata per qualcosa che davvero mi smuove dentro, che aiuta a guardarmi dentro e sì, esperienza migliore di questa, forse, non poteva capitarmi .


Il tempo scorre così velocemente che non ci si rende nemmeno conto che alcune esperienze volano, ti attraversano, ti cambiano, ti stravolgono e arrivano al termine lasciandoti un segno indelebile. La Leva civica per me è stato questo, è stato un anno di crescita personale, di consapevolezze che ha trasformato le carte del mio futuro, lasciandomi stupita e immensamente contenta.

Un anno fa ero in crisi perché l'università che stavo frequentando non mi piaceva, mi sentivo persa in un mondo che mi offriva così tante opportunità da non riuscire a capire quale potesse fare al caso mio. Nella confusione però, un'occasione è arrivata senza alcun preavviso e mi ha comportato verso un percorso che non sapevo ancora mi avrebbe portato nella direzione giusta.

La vita a volte ci mette davanti a cose inaspettate, sta a noi decidere di sfruttarle e farne qualcosa di bello. Per me è stato così, da un giorno all'altro ho deciso che un anno di Leva civica in una comunità psichiatrica sarebbe stata la scelta giusta.

La Cooperativa “Il Volo” a Monticello Brianza (LC) si occupa della gestione di servizi socio-sanitari ed educativi finalizzati alla prevenzione, all'intervento e al reinserimento sociale di persone con problemi di tipo psichiatrico. In particolare, la Cooperativa risponde al crescente bisogno dei giovani che soffrono di gravi disturbi di personalità e delle loro famiglie avvalendosi di un'equipe multidisciplinare di professionisti qualificati. Durante il mio anno di Leva civica, ho affiancato gli operatori della struttura e sono stato un sostegno per i ragazzi, sia nei momenti di difficoltà, sia nei momenti di divertimento, di svago, durante laboratori o uscite comunitarie. Il range di età è tra i 18 ei 30 anni, per cui mi sono interfacciata con ragazzi e ragazze della mia età, ma anche più grandi.

Realtà del genere sono, purtroppo, sconosciute a molti di noi, per cui è stato significativo entrarne in contatto e realizzare la reale presenza di luoghi in cui si fa un lavoro incredibile rispetto alla salute mentale, soprattutto perché l'età delle persone sempre più colpite si sta abbassando di molto, è tra noi giovani che bisogna assolutamente intervenire. Questo mi ha dato una grande spinta nella mia esperienza, perché vedere dei miei pari in condizioni di difficoltà, mi ha fatto riflettere molto sulla fortuna che ho io e sul fatto che per loro potevano essere un aiuto concreto nella quotidianità.

È giusto poi riconoscere la fatica emotiva che ne è conseguita, il fatto di non sentirmi all’altezza, di avere paura di sbagliare, di non sentirmi accettata. Però questa è stata una parte necessaria, è ciò che più mi ha fatta crescere, mi ha insegnato che nella vita ci troveremo spesso ad affrontare situazioni nuove, in cui non sapremo come andranno le cose, in cui bisognerà esporsi e mostrarsi per quello che si è. L’importante è affrontare ciò che viviamo come un insegnamento, come motivo di sviluppo personale, perché qualsiasi cosa, qualsiasi esperienza non ti toglie nulla, aggiunge sempre qualcosa alla tua persona e ti porta a capire sempre di più chi sei tu, che cosa ti piace fare oppure che cosa non vuoi, cosa non ti piace. In entrambi i casi si tratta di guadagno, sicuramente non di perdita. Infatti, dopo un anno, posso assolutamente dire che da quest’esperienza io ho guadagnato e ricevuto tanto a livello umano.

Un altro grande obiettivo che ho raggiunto è aver capito quale facoltà cominciare dopo la Leva civica, ovvero Educazione professionale. Dopo aver fatto un anno di Infermieristica, avevo capito che c’era qualcos’altro che mi aspettava, infatti così è stato. Mi ci sono voluti mesi per capire che era giusto cambiare strada, che va bene a vent’anni non sapere cosa fare della propria vita, che niente dev’essere necessariamente definito come un fallimento. Anzi, l’aver sbagliato facoltà mi ha portata poi sulla strada giusta. La Leva civica mi ha proprio aiutata ad abbandonare qualcosa che non faceva per me e a riconoscere invece di avere altre ambizioni nella mia vita che, se non le avevo riconosciute fino a quel momento, non importava, ogni cosa ha il suo tempo, ognuno di noi ha i suoi tempi, che non corrispondono ai tempi che la società impone.

Dopo un anno, riconosco di avere avuto coraggio, tante volte me lo sono sentita dire ma stentavo a crederci. Ora sì, devo ammettere che non è stato facile fare questa scelta, buttarmi in un’esperienza totalmente nuova e lasciar perdere giudizi e pareri altrui. Vedere che le persone della mia età erano a un punto diverso dal mio, che sembrava avessero capito cosa fare nella propria vita, non mi lasciava serena. Cambiare tutto per me è stato come ripartire, riazzerare e, senza cancellare le scelte che già avevo fatto fino a quel momento, mi sono data la possibilità di ascoltarmi, di seguire il mio istinto.

La Leva civica è stata proprio una messa alla prova per la mia persona a 360 gradi, non solo per il mio futuro universitario/lavorativo, ma anche e soprattutto per il mio carattere. La comunità ha tirato fuori tutte le mie fragilità e tutti i miei punti di forza, mi ha portata a interrogarmi sulla persona che sono. I ragazzi e gli operatori mi hanno aiutato a credere in me stessa, a non sottovalutarmi, a riconoscere i miei limiti ea sapermi affidare all'altro nei momenti più faticosi. La comunità mi ha insegnato che non si è soli, che l'unione fa la forza e che, anche quando le speranze sembrano non esserci, esistono vie d'uscita, esistono soluzioni.

Se dovessi parlare ora con la Camilla di un anno fa, la rassicurerei, le darei un abbraccio di conforto e le direi che la vita le avrebbe regalato qualcosa di grande. Questo è ciò che farei con qualsiasi giovane che ora si trova in difficoltà, che, come lo è stato per me, sta attraversando un periodo di confusione. E sicuramente, consiglieri caldamente di provare a buttarsi in un'esperienza nuova, che sia di Leva civica o qualcosa di affine, perché può essere solo opportunità di crescita. Credo che noi giovani abbiamo bisogno di questo in un mondo come quello odierno, abbiamo bisogno di conoscerci e di non disperarci se non riusciamo a trovare subito le risposte alla nostra confusione. Abbiamo bisogno di comprensione e non di fretta, ma di ascolto, di cura verso noi stessi, indipendentemente dalla velocità a cui va il mondo. Perché lavorare, trovare il giusto corso di studi, fare qualcosa che possa piacere, è difficile e non va preso sottogamba.

Dopo un anno così intenso di emozioni, ho lasciato un piccolo pensiero ai ragazzi e alle ragazze della comunità, qualcosa che mi appartenesse e che poteva essere per loro un mezzo utile e d'aiuto. Essendo io molto appassionato di musica e avendo condiviso con loro questo mio interesse, ho creato una playlist di canzoni che abbiamo ascoltato durante questo anno e ho lasciato che loro partecipanti avessero la e ascoltarla quando volevano, creando per tutti un adesivo con il rispettivo QrCode della playlist stessa.

“Liberi di volare” l'ho intitolato.

Liberi di volare, di sbagliare, di sognare.

È questa la cosa più importante che ho capito, che siamo liberi, tutti quanti, e sta a noi scegliere cosa fare della nostra libertà.

FiduciaAbbraccio

Camilla Ciotti, Operatrice Volontaria di Leva Civica Lombarda Volontaria, presso la Cooperativa Il Volo di Monticello Brianza (LC) per il progetto "Ti accompagno: un progetto di Leva Civica a supporto dei più fragili"

 

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