Se vi trovaste a passare fuori dalle sale dove si tengono gli incontri di formazione con Associazione Mosaico, dedicati agli operatori volontari di Servizio civile, sentireste molto vociare e anche risa. Perché se è indubbio che la serietà è nei contenuti che vengono appresi, è altrettanto indubbio che la metodologia scelta dai formatori è improntata al coinvolgimento attivo dei giovani. Le attività sono alternate e al contempo legate alla teoria, si crea una concatenazione tra i temi affrontati nelle diverse lezioni, ognuno diventa protagonista con le proprie idee ed esperienze, si crea il gruppo che diventa propositivo e supporta i singoli. Per loro, i quasi 300 ragazzi (suddivisi in 13 gruppi) che nei mesi scorsi hanno iniziato il percorso di Servizio civile, la formazione con Associazione Mosaico ha i volti di Dario e Michela, Eleonora, Mattia, Andrea. Sono loro che, da settembre, mettono in campo tutte le proprie competenze per far sì che questa esperienza di 25 ore (suddivise in sei incontri) a Bergamo, Brescia e Monza, sia proficua ma non pesante.
Entriamo nelle sale formazione
Il primo passo, per i nostri formatori è “rompere il ghiaccio”, cercando di conoscere i ragazzi e creando un “filo” tra i diversi incontri “perché la formazione è un percorso unico, che va fatto con coerenza”, ricordano. Un altro punto cardine, è quello del trovare un giusto equilibrio all’interno dei gruppi perché questi sono “eterogenei, quindi è importante la mediazione: tutti devono essere coinvolti e partecipi”. Di certo, i ragazzi si sentono protagonisti quando, partendo dei temi della formazione, gli si chiede di condividere un pensiero o un’esperienza in merito. Ad esempio, parlando del Servizio civile come strumento per promuovere la cittadinanza attiva, gli si chiede quando loro stessi hanno messo in atto azioni in questo senso. “L’operatore volontario partecipa e impara partecipando”, spiegano i formatori. Ed ecco che la teoria lascia spazio alla pratica, per poi ritornare ancora alla teoria. Un esempio? Ipotizziamo che il tema sia la comunicazione. Si mimano frasi complesse, e poi si passa all’acrostico di una parola, magari proprio “gruppo”, per dare la definizione della stessa. Si approfondisce da diversi punti di vista e si ritorna alla valutazione del “gioco” dei mimi, che a questo punto racconta come in questo caso la comunicazione sia difficoltosa perché manca la parte verbale. In altre occasioni, gli operatori volontari si trovano a “interpretare”, per arrivare alla risoluzione, scenari di conflitto (ad esempio, un’amica gelosa di una terza ragazza). Capita che “introducano” nuovi personaggi per appianare la situazione. Poi il gruppo valuta ciò che c’è stato di positivo, quali abilità sociali sono state utilizzate in uno scenario e sono mancate in un altro, insomma c’è uno scambio positivo. Quindi, quello che, a uno sguardo superficiale, può apparire come un gioco è invece uno “strumento” per imparare. Un altro esempio? I giovani che devono trovare insieme strategie per passarsi l’hula hoop tenendosi sempre per mano. Questo insegna la cooperazione di gruppo, la comunicazione interna, la coordinazione tra loro, il problem solving, il principio di interdipendenza: ogni mia azione influenza il gruppo e viceversa. Ma anche i ruoli che rivestono all’interno dei gruppi.
I brindisi
Come si conclude il percorso di formazione? Spesso con un aperitivo, un pranzo, una merenda tutti insieme. Un momento conviviale che, non di rado, viene proposto dagli stessi ragazzi. Che trovano, durante la formazione, anche momenti per dialogare e confrontarsi sulle proprie esperienze. Momenti durante i quali nascono legami e amicizie.
Aggiornamento: video online su YouTube
Un percorso di formazione che sembra "troppo bello per essere vero"? Vedere per credere: sul canale YouTube di Associazione Mosaico sono online due video che riguardano gli incontri.
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